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Le nostre interviste , Style Guide | 21 Luglio 2018

Storia di un brand: Jacquemus

“Mi chiamo Simon, mi piacciono il blu e il bianco, le righe, il sole, la frutta, i cerchi, la vita, la poesia, Marsiglia e gli anni ‘80”. È quanto si legge sull’account Instagram del giovane stilista, originario del sud della Francia. Zoom sul percorso di uno degli stilisti più brillanti della sua generazione.

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L’enfant terrible

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Simon Porte Jacquemus è entrato nel mondo della moda dalla porta di servizio, ma lo ha fatto con fragore. A 18 anni, lascia il suo sud natio per trasferirsi a Parigi, dove frequenta la scuola di moda ESMOD, che abbandona presto perché il corso di studi non lo interessa. Senza conoscere le basi del disegno o della grafica, il ragazzo si lancia nella confezione delle proprie creazioni dando vita al marchio Jacquemus, cognome da nubile della madre, deceduta poco tempo prima. Durante la Vogue Fashion Night Out del 2010 (evento ricorrente della fashion week parigina), tenta il suo primo colpo audace facendo entrare delle amiche vestite con le sue creazioni nelle boutique più esclusive della capitale e aprendo così una prima breccia nel mondo della moda. Un happening dopo l’altro, lo stilista si fa strada a colpi di eccentricità e fortuna: nel 2010 fa manifestare delle ragazze vestite da operaie davanti a una sfilata Dior, poi blocca Emmanuelle Alt (Direttore di Vogue Paris) in avenue Montaigne per mostrarle le sue creazioni... Nel 2013 finisce per presentare la sua prima collezione, battezzata "La piscine", che cattura subito l’attenzione della stampa e di buyer influenti.

Aria del sud

Paradossalmente, il punto di forza dello stilista preferito dalle parigine è la storia che racconta, collezione dopo collezione, di questo sud che lo ha visto nascere e che non ha mai veramente abbandonato. La Grande-Motte, cittadina francese vicino a Montpellier, i santons – statuine per il presepe tipiche della Provenza, le donne in topless sulla spiaggia, i capelli bagnati... Ispirazioni genuine e autentiche alle quali lo stilista rende omaggio con un rispetto sincero, senza mai perdere di vista l'essenza del suo lavoro: creare abiti irresistibili. Pur avendo vissuto in un paesino, lontano dal ritmo sfrenato della moda parigina, Simon Porte ha infatti sviluppato fin da giovanissimo una sensibilità artistica trasmessagli da una famiglia di creativi: una madre decoratrice, un padre musicista e uno zio che ha frequentato Christian Lacroix e Picasso. Da questi punti di riferimento familiari è nato un sapiente mix di creatività e semplicità, vero punto di forza del marchio. Fin dalle sue prime collezioni, lo stilista può inoltre contare sul sostegno di Adrian Joffe, alla guida di Comme des Garçons al fianco di Rei Kawakubo, una delle persone più stimate nel settore.

Ode alle donne

Nel corso delle stagioni, Simon Porte ha restituito alla silhouette femminile una libertà di movimento e di interpretazione delle forme che spesso le mancava. Maliziosa, infantile, giocosa, la donna Jacquemus passeggia con le sue minigonne asimmetriche e i suoi top geometrici ai bordi di una piscina comunale o su una spiaggia di Marsiglia. Poi, poco a poco, le linee diventano più ricercate: camicie reinterpretate e tailleur pantalone sostituiscono le t-shirt con messaggi. Lo stilista si lancia in giochi di costruzioni, di nodi e di drappeggi che diventeranno uno dei suoi marchi di fabbrica, nobilitando i codici della maison, senza rinunciare a quel tocco di voluta imprecisione. Per l’estate 2018, Jacquemus presenta al museo Picasso una collezione fatta di gonne-pareo, prendisole e top come costumi da bagno che riscuotono un consenso unanime e lo collocano tra gli stilisti più in vista della sua generazione. La sua forza è innanzitutto quella di aver disinibito il guardaroba cittadino e i suoi codici obsoleti, a colpi di giochi di proporzioni, romanticismo e ironia, restituendo così alla silhouette femminile un grande tocco di poesia e una libertà infinita. Un vero omaggio alle donne, per il quale non lo ringrazieremo mai abbastanza.