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Style Guide | 21 Dicembre 2017

Dior: storia di un successo

Nell’Olimpo dei brand di lusso, Dior è il simbolo indiscusso dell’eleganza francese. Ora il Museo delle Arti Decorative di Parigi dedica una mostra alla storia della Maison francese, che ha saputo conservare intatti i suoi valori fondamentali, lasciando al contempo liberi di esprimersi alcuni dei più grandi stilisti di moda della storia.

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Un nuovo look

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Collezione A/W 2018 e 1957

La storia inizia nel 1946, quando il gallerista, illustratore e modellista Christian Dior apre la sua prima boutique in Avenue Montaigne a Parigi, con il sostegno finanziario dell’industriale Marcel Boussac. La magia prende forma quasi subito: la sua prima collezione, presentata un anno più tardi, fa tendenza proponendo una silhouette radicalmente nuova, che contrasta nettamente con la moda d’anteguerra. La vita è aderente, il seno sollevato, le curve accentuate: è l’arrivo del “New Look”, come lo definisce Carmel Snow, editor di Harper’s Bazaar. Questo appellativo resterà per sempre associato alla Maison Dior.
In una Francia caratterizzata dalla recessione e dall’austerità, Christian Dior vuole restituire alle donne la parte di sogno di cui sono state private durante la guerra. Fa scandalo realizzando abiti che necessitano di più di 30 metri di tessuto e ricolloca la moda nel rango nobile che secondo lui le spetta, ciò dovuto anche della formazione presso lo stilista Lucien Lelong gli ha insegnato a perseguire le proprie idee senza pensare al domani.

I più grandi stilisti della nostra epoca

John Galliano A/W 2009 Couture e Dior Cruise 2014

Poco prima di morire Christian Dior individua il proprio successore in Yves Saint Laurent, entrato in Dior nel 1955. In lui vede il potenziale necessario per far sopravvivere le proprie creazioni. Ciò non a torto, la prima collezione di Saint Laurent, battezzata “Trapèze” e presentata nel 1957, è un successo unanime per la clientela così come per la stampa, che vede subito in Saint Laurent un grande stilista.
Poi, da Marc Bohan a Raf Simons passando per John Galliano, tutti gli stilisti che si sono susseguiti alla guida della Maison hanno saputo, ognuno a modo suo, farla evolvere al passo con i tempi, senza perdere di vista la visione originaria del suo fondatore, che ne ha determinato la longevità. Marc Bohan offre alla donna Dior una silhouette più fluida, abbassa la vita degli abiti e separa i volumi dal corpo. Lo stilista italiano Gianfranco Ferré, invece, drammatizza le linee e non esita a giocare la carta dell’esuberanza nella prima parte degli anni ‘90. Nel 1996, otto anni dopo l’acquisizione della Maison da parte del gruppo LVMH, l’inglese John Galliano ne diventa il direttore artistico. Inizia l’epoca d’oro dal punto di vista commerciale di Dior, da allora fino al drammatico licenziamento del suo direttore artistico, il brand quadruplica il proprio fatturato. Lo stilista britannico ha ricollocato la grande Maison francese al centro della scena dell’alta moda, con le sue sfilate spettacolari, le sue collezioni più fantasiose che mai, che attingono tanto agli archivi della Maison quanto alla letteratura britannica, alla mitologia piratesca e all’epoca vittoriana. Nel 2012 gli succede lo stilista belga Raf Simons, che nei quattro anni seguenti infonde in Dior una ventata di modernità proponendo collezioni più tecniche, fondate su una straordinaria lavorazione tecnica e una sublime ricerca dei colori.

Una nuova era

Collezione S/S 2018 e A/W 2017

Nel 2016, dopo Raf Simons, la stilista italiana Maria Grazia Chiuri lascia la Maison Valentino per diventare la prima donna alla direzione artistica di Dior. La sua prima collezione di prêt-à-porter mescola riferimenti storici, archivi della Maison, sottili accenni al carattere di Christian Dior (uno su tutti, gli abiti ricamati con gli arcani dei tarocchi, a cui lo stilista era particolarmente affezionato) ed elementi moderni, come la t-shirt bianca con stampato lo slogan “We should all be feminists”. Maria Grazia Chiuri riporta la donna al centro delle proprie creazioni, come tra l’altro aveva voluto il suo fondatore. La stilista non esita a rivisitare i best seller della Maison, come per la borsa a mano Lady Dior in versione borchiata, o per la Oblique Tote dove è stato apposto il vecchio monogramma che John Galliano aveva utilizzato a sua volta sulla sua famosa Saddle, uno dei maggiori successi della Maison.
Fino al 7 gennaio 2018, il Museo della Arti Decorative di Parigi ospita la mostra “Christian Dior, lo stilista dei sogni”. La mostra racconta l’incredibile ricchezza degli archivi della Maison, dalla sua fondazione fino ad oggi. Attraverso le diverse centinaia di modelli esposti, emerge un senso di impressionante linearità. Ovunque, l’abito New Look e il tailleur Bar suggellano l’onnipresenza di Christian Dior nel cuore di una Maison in cui lo stilista stesso non ha trascorso che dieci anni. Dior si afferma come un marchio che ha superato la prova del tempo con audacia e che si è risollevato da uno dei più grandi scandali nella storia della moda, ma che oggi continua a scrivere una storia che possiamo immaginare senza fine.